L'Italia è finita?

Da un a parte abbiamo i mercati finanziari che prezzano il debito pubblico italiano ormai a cavallo della spazzatura, come testimonia uno studio di Pictet WM riportata da Maximilian Cellino su Il Sole 24 Ore.

Dall’altra le agenzie di rating hanno dato un buffetto all’Italia, ultima la potentissima Moody’s venerdì scorso non modificando il rating.

E se prima che arrivassero i giudizi delle agenzie di rating la BCE ha comunicato che in ogni caso fino a settembre non ne avrebbe tenuto conto viene da chiederti cosa effettivamente si saranno dette le agenzie di rating e la BCE perché è impossibile che non ci siano dei contatti diretti (e di confidenza).

Però i conti sono i conti e il nostro debito pubblico è visto pudicamente a 159% sul Pil dalla Commissione Europea a fine 2020 (a volte mi chiedo perché 159% e non 160%, di numeri ce ne sono tanti da 150% a 160% e se l’unico che fa davvero paura è 160% si modificano un poco le previsioni e si rimane nell’ambito del 150% aggiungendoci un bel 9% alla fine … anche la psicologia vuole al sua parte).

Se fate i conti con una matita e la busta della bolletta dell’elettricità vedrete che i conti non tornano e che potrebbe essere anche il 175%.

Per la Grecia entrare nelle acque torbide del disastro economico è bastato molto meno del 159%.

Paragonare l’Italia alla Grecia è qualcosa che a noi italiani fa male perché pensiamo di essere superiori: il razzismo è ancora lontano dall’essere sconfitto nel nostro modo di vedere. Quando fai un paragone Italia e Grecia (cosa che i mercati fanno ogni giorno perché anche per lo studio di Pictet WM i “maiali” di oggi sono proprio Italia e Grecia e il piccolo Portogallo è molto meglio dell’Italia) subito gli Italiani si ribellano urlando che siamo la settima manifattura del mondo, che le nostre partite correnti sono in attivo, che siamo un popolo di 60 milioni di abitanti e non di 10 milioni di abitanti, che siamo ricchi a livello personale con 1400 miliardi di liquidità sui conti correnti ed altre amenità di questo tipo.

Eppoi la pizza come la facciamo noi non ha eguali nel mondo!

Ma ci sono tanti punti di uguaglianza tra noi e la Grecia, tanti che si fa fatica a capire quale sia il loro peso relativo. Il primo è che abbiamo la stessa classe politica incapace, la stessa amministrazione statale corrotta , abbiamo la maggior parte del territorio nazionale che è economicamente e socialmente uguale alla Grecia (do you know Molise, Calabria, Basilicata etc. etc.), una criminalità che controlla la maggior parte del tessuto socio economico di almeno la metà del Paese, fenomeno al cui cospetto la tendenza all’evasione fiscale greca è una barzelletta e che la liquidità greca è sparita all’estero dal 2008 al 2009 con una velocità impressionante mano a mano che la crisi progrediva (eh già … ciò che è liquido ha la caratteristica di sparire in fretta).

La lettura del libro “Adulti nella stanza” dell’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis offre interessanti spunti per comprendere come dall’altra parte del tavolo in Europa ci sono paesi che perseguono con altri mezzi una guerra senza pietà per far prevalere i loro interessi economici e politici. Altro che Unione Europea. Ad essere benevoli si può dire che all’interno dell’Unione Europea è ammessa una conflittualità che può essere talmente acerba da prevedere lo stermino economico di un popolo come quello greco.

E se sostituite l’aggettivo greco con italiano vi vengono i brividi.

Quando penso che il 23% delle obbligazioni di Stato italiane sono in pancia alla BCE e che l’azione della BCE dipende dal giudizio dell’alta corte di giustizia tedesca è come dire che la mia pensione è in mano ai giudici tedeschi.

Quello che voglio dire è che siamo dentro una dinamica infernale in cui democrazia nazionale e capacità di influire attivamente sull’azione futura della nostra politica economica sono ormai ridotte al lumicino. Il nostro ruolo è di accettare passivamente le decisioni altrui e lo sarà sempre più in futuro. L’integrazione politica a livello europeo non esiste ancora ma noi già siamo con le mani legate e non possiamo come cittadini esprimere più nessuna opinione (non esistono le votazioni per i direttori della BCE o del FMI). Siamo al traino di altri, della cui buona fede è se non altro lecito dubitare.

Lo si vede con il fiume di inchiostro speso sul MES e sulle condizionalità del MES. E chisse

nefrega dei soldi del MES ora che l’epidemia sta volgendo al termine ? Non so se ci rendiamo conto che il meccanismo ha preso talmente tanto tempo in discussioni inutili che non ha più senso chiedersi se questi soldi servano davvero alla nostra sanità nazionale per combattere un virus che si sta estinguendo.

Che cosa c'entra tutto questo con quello che dovrebbe essere un commento di Borsa?

C’entra per dirvi che d’ora in avanti il nostro mercato azionario ed obbligazionario sarà condizionato più dai “grandi temi” della politica internazionale che dall’analisi tecnica e fondamentale. E avere la cognizione di cosa stanno facendo nelle stanze del potere senza essere vittime della propaganda istituzionale, che sia nazionale o europea non importa, significa porsi le domande giuste al momento giusto.

Vi assicuro che tutto il resto per i prossimi mesi sarà un semplice dettaglio.

0 visualizzazioni